FIP

FIP (tratto da www.gattolandia.com )

 

Numerosi sono i coronavirus in grado di terminare infezioni nel gatto.Il più importante di questi è il virus della Peritonite Infettiva Felina, la FIP.

Vanno fatte ancora numerose ricerche, ma sembra che esistano due gruppi o tipi del gruppo della Fip. Il primo comprende virus difficili da isolare in coltura cellulare, questi ceppi sono responsabili delle forme gravi di Fip. Il secondo gruppo è costituito da comuni virus enterici, simili al coronavirus canino.

La Fip è una malattia di natura virale a decorso acuto o cronico, questa patologia è caratterizzata da un’insorgenza insidiosa, da uno stato febbrile persistente non sensibile al trattamento, da una serie di segni clinici variabili in funzione degli organi interessati. La mortalità è estremamente elevata, arrivando quasi al 100%. L’agente eziologico è un virus appartenente alla famiglia Coronaviridae. Oltre al virus della peritonite infettiva, ci sono molti altri coronavirus che sono in grado di colpire il gatto domestico. Allo scopo di proteggere il gatto dalla Fip, molti ricercatori hanno tentato di produrre vaccini efficaci e sicuri, ma ancora oggi, sono tutti falliti.

E’ stato preparato e sperimentato un vaccino con virus vivo attenuato, contenente il ceppo 1146 del virus della Fip.  Le ricerche continuano, non si hanno ancora risposte certe.

I quadri clinici si dividono in forma secca e forma essudativa. La forma secca presenta lesioni (granulomi) al fegato, rene, polmoni, pancreas, encefalo, occhio, si ha perdita di peso e sintomatologia correlata all’ apparato colpito. La forma essudativa e’ caratterizzata da febbre, inappetenza, dimagramento, apatia, distensione addominale per grande accumulo di liquidi, respirazione difficoltosa per raccolta di liquidi nello spazio pleurico, ittero, vomito e/o diarrea. La diagnosi e’ sempre difficile, si basa sul quadro clinico ed esami di laboratorio ne esistono anche di specifici ma non sempre sono attendibili.

Il perche’ e’ presto detto: gli antigeni virali, cioe’ quelle strutture proprie del virus che scatenano la risposta dell’ organismo del micio, sono uguali tra FIPV e FCoVs; quindi i test non sono in grado di distinguere se l’ infezione in atto e’ dovuta ai virus cattivi, che portano a FIP, o a quelli piu’ tranquilli che danno enterite. Si e’ tentato allora di valutare la risposta anticorpale (titolazione anticorpale) nella presunzione che i virus “cattivi” determinassero un titolo anticorpale piu’ elevato, tuttavia anche questa suggestiva ipotesi si e’ dimostrata infondata. Quindi, in buona sostanza, la diagnosi certa di FIP sul soggetto vivo e’ assai ardua. La certezza diagnostica si puo’ avere mediante esame istopatologico effettuato su campioni bioptici o necroscopici. Quando per un soggetto si ha conferma della diagnosi di FIP si deve purtroppo sapere che anche tutti gli altri soggetti del clan sono contagiati. Va precisato tuttavia che solo al massimo il 16% dei soggetti sicuramente contagiati manifestera’ poi la malattia. I soggetti contagiati presentano titoli anticorpali per 6-12 mesi, bisogna quindi effettuare piu’ test per valutare il superamento della malattia. Prima di inserire un nuovo soggetto nella comunita’ e’ necessario che nessun soggetto risulti ancora positivo. E’ consigliabile testare un soggetto due volte a distanza di 4 settimane prima di immetterlo in comunita’. Anche un micio di ritorno da una monta o da un’ esposizione dovrebbe venir tenuto in quarantena per due settimane e poi venir testato prima di essere rintegrato nel gruppo.

Tratto da:

“Medicina Felina” relazione presentata in occasione dell’Annual States Veterinay Conference – Edito da Scivac

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