Piometra

La Piometra è letteralmente l’ infezione purulenta dell’utero . In un animale femmina “intero”, cioè non ovarioisterectomizzato, l’utero si può rappresentare con adeguata approssimazione come un sacchetto dotato di due lunghe “corna”, posto nella zona ventro-caudale dell’addome. Quando l’animale non è gravido l’utero è dotato di una cavità quasi “virtuale” e le pareti praticamente si toccano tra loro; in queste circostanze non è palpabile dall’esterno, non è visualizzabile in radiografia ed è difficilmente visibile anche in ecografia.

COS’E’

Quando si ha la piometra l’utero si trasforma letteralmente in una “sacca di pus” , a questo punto ci sono due possibilità: in un caso il pus trova uno sbocco esterno attraverso la cervice uterina aperta e la vagina e quindi fuoriesce appunto all’esterno (si parla in questo caso di “piometra aperta” ); nell’altro caso la cervice uterina resta chiusa e il pus rimane chiuso all’interno dell’utero (si parla in questo caso di “piometra chiusa” ).
La piometra di solito (ma non è una regola fissa) si presenta in animali adulti, molto spesso a distanza di circa due mesi dal calore – ma come al solito non è una regola ferrea – nella fase del ciclo cosiddetta “diestrale” (quella caratterizzata dall’aumento del progesterone). Tra i fattori scatenanti dell’infezione c’è appunto la stimolazione ormonale cronica sull’utero, data dalla successione nel tempo di diversi cicli estrali ( come avviene normalmente nelle femmine non sterilizzate); questa stimolazione ormonale in alcuni casi modifica la mucosa uterina tanto da renderla più suscettibile all’azione di quei batteri che normalmente sono presenti nell’utero subito dopo il calore. Anche la somministrazione di estrogeni da parte del proprietario o del veterinario per prevenire indesiderate gravidanze rappresenta un fattore predisponente allo sviluppo di questa infezione (uno dei motivi per cui nel nostro ambulatorio consigliamo l’intervento chirurgico di ovarioisterectomia piuttosto che la somministrazione di farmaci). Anche la ritenzione uterina di feti morti (evenienza di cui un proprietario può anche non accorgersi se la morte avviene in una fase abbastanza precoce della gravidanza o se il numero dei feti non è stato identificato prima del parto) può rappresentare una causa di infezione uterina.
La piometra è un’infezione grave, potenzialmente mortale se non diagnosticata e trattata tempestivamente.

SINTOMI E DIAGNOSI

La diagnosi della forma aperta è ovviamente più agevole. È lo stesso proprietario che spesso si accorge dello scolo vulvare , che ha aspetto da siero-emorragico tendenzialmente limpido o appena viscoso a francamente purulento, denso, biancastro o più o meno rosato e di odore spesso fetido.
Quando il pus trova uno sfogo all’esterno, la piometra tende ad essere meno aggressiva e questo, associato spesso ad una diagnosi e ad una terapia più precoce, rende la prognosi più favorevole.
Altro discorso è per la piometra chiusa, infezione spesso subdola e più difficile da diagnosticare .
Il proprietario può notare che il suo animale mangia meno, si stanca più facilmente, a volte manifesta vomito e dolore o distensione addominale. Quasi sempre si presentano poliuria (cioè aumento della produzione di urine), e/o polidipsia (aumento della sete e quindi della quantità di acqua consumata giornalmente). La comparsa dei sintomi o il loro riconoscimento da parte del proprietario possono purtroppo essere tardivi e questo può complicare diagnosi e prognosi.

Una visita precoce dal veterinario può letteralmente salvare la vita al cane : una visita clinica completa, compresa una delicata palpazione dell’addome (troppa energia può causare la rottura dell’utero e una gravissima peritonite conseguente), eventuali esami del sangue (che possono evidenziare, oltre all’infezione, anche alterazioni della funzionalità di alcuni organi, come fegato e reni, spesso legate alla piometra come conseguenza e della disidratazione e della disseminazione di batteri e tossine dall’utero al resto dell’organismo) r adiografie dell’addome ed ecografia (esame diagnostico d’elezione nella diagnosi di questa patologia) possono consentire una rapida diagnosi e una rapida terapia.
Se il proprietario invece non si accorge di questi sintomi o non da loro il giusto peso, l’infezione può progredire e l’animale può morire per una grave setticemia (complicazione della sola piometra o della peritonite che può insorgere se l’utero pieno di pus si rompe e si apre nell’addome).

TERAPIA

La terapia della piometra può essere farmacologica o chirurgica . I farmaci utilizzati sono ovviamente antibiotici , ma anche alcune sostanze che favoriscono le contrazioni dell’utero facilitando quindi la fuoriuscita del materiale all’esterno. La chirurgia invece consiste nell’ asportazione dell’utero (e spesso delle ovaie laddove siano ancora presenti).
Nel nostro ambulatorio preferiamo la soluzione chirurgica per un paio di ragioni.
Primo perché siamo sicure della corretta risoluzione del problema, mentre la sola terapia antibiotica non garantisce la risoluzione completa dell’infezione e la stimolazione della contrattilità dell’utero qualora questo sia pieno di pus non è esente da rischi come la rottura dell’utero stesso o la fuoriuscita del pus in addome dalle tube di falloppio ( con conseguente grave peritonite purulenta). Secondo perché spesso un animale che ha risolto farmacologicamente una piometra, ha grosse probabilità di andare incontro alla stessa patologia al successivo calore e non necessariamente la diagnosi sarà ancora sufficientemente tempestiva.
Quindi se il vostro animale è intero (e non necessariamente anziano, perché la piometra, benché più raramente, può presentarsi anche in animali giovani) e manifesta qualcuno o tutti i sintomi sopra descritti, o magari non ha chiari sintomi e voi avete solo qualche dubbio, il mio consiglio è di portarlo prima possibile dal vostro veterinario ; se non è niente di grave gli avrete fatto fare comunque un controllo, ma se ha una piometra probabilmente gli garantirete un trattamento tempestivo e una prognosi forse più favorevole.

N.d.a. Per semplificare la discussione non ho parlato della “piometra del moncone” , l’infezione purulenta del moncone uterino lasciato in sede dopo la sterilizzazione. È un’evenienza piuttosto rara, ma se dopo la sterilizzazione resta in sede anche parte del corpo uterino oltre alla cervice, questo tessuto, (soprattutto se è rimasto in sede anche del tessuto ovarico funzionante) può andare incontro ad infezione. La patologia, del tutto sovrapponibile alla piometra classica, può essere di difficile diagnosi proprio perchè tendenzialmente più rara.

FONTE: www.veterinariagiustiniana.com

Invaginamento intestinale

Intussuscezione è una condizione rara ma potenzialmente pericolosa per la vita dei nostri gatti di ogni età.

Le possibilità di trattamento sono quasi esclusivamente chirurgiche, queste hanno spesso successo se la condizione è scoperto subito.

Come e dove si presenta

Intussuscezione si presenta con la scorrevolezza dell ‘intestino in sé. Essa si verifica principalmente nel piccolo intestino, ma possono occasionalmente verificarsi anche nel grande intestino . Quando l’intestino scorre dentro di sé l’apporto di sangue alla sezione è molto ridotto e il tessuto comincia a gonfiarsi e poi a morire. L’intero processo può avvenire rapidamente, il che rende la diagnosi precoce e il trattamento essenziale.

Quali soggetti sono più inclini ?

I gattini e i cuccioli sono i più probabili a sviluppare intussuscezione anche se può verificarsi in qualsiasi età o specie. Non sembra essere prediletta una specifica razza.

Quali sono le cause?

Ci sono diverse condizioni che predispongono un gatto allo sviluppo di una intussuscezione.

E’ visto più comunemente nei gattini che trasportano un gran numero di parassiti intestinali, quali ascaridi , anchilostomi , o tricocefali .

Gastroenterite virale o batterica è un’altra causa comune.

Corpi estranei lineari , ad esempio stringhe, nei gatti, può provocare lo sviluppo di intussuscezione. I tumori o recente chirurgia addominale può inoltre contribuire allo sviluppo di questa condizione.

Quali sono i sintomi?

Quando si verifica la circolazione del contenuto intestinale è parzialmente o completamente bloccata, quindi, il gatto vomita comunemente.

Una volta che il tratto gastrointestinale dietro l’intussuscezione si svuota, le feci sono scarse a nessuno. Qualsiasi materiale fecale che viene passato è gelatinosa, con eventuale presenza di sangue, e non ben formato.

L’appetito sarà molto depresso. L’animale presenta forte dolore addominale, ed eventualmente shock e poi la morte.

Come viene diagnosticata ?

La diagnosi è di solito indicativamente effettuata sulla base dei sintomi e alla palpazione di una massa a forma di salsiccia ditta nell’addome.

La diagnosi viene confermata con ecografia ed eventualmente intervento chirurgico esplorativo .

Quali sono i rischi associati ad un intussuscezione?

L’intussuscezione è grave se non trattata subito, il risultato sarà la morte. Con la sua formazione, la pressione restringe il flusso di sangue alla zona. Porzioni di intestini quindi possono realmente morire, e le tossine e batteri possono essere rilasciate nel resto del corpo.

Qual è il trattamento?

Il trattamento consiste sia nell’intervento chirurgico per ‘scorrere’ la parte telescopica dell’intestino, o completa asportazione chirurgica della intussuscezione. Le dimensioni dell’ intussuscezione, la quantità di danni ai tessuti, e il periodo di tempo in cui l’animale ha avuto la condizione di invaginamento dettano quale procedura è utilizzata. Post chirurgicamente l’animale dovrà passare attraverso un periodo di recupero normale. Se l’intussuscezione è identificata abbastanza presto e l’animale subisce un intervento chirurgico di successo, la maggior parte si riprenderà completamente.

Cosa si può fare per prevenire?

Il riconoscimento precoce e il trattamento di altre malattie intestinali possono anche contribuire a ridurre al minimo la possibilità di un intussuscezione. Infine, se il proprietario riconosce i sintomi di una intussuscezione precoce, e l’animale riceve un’immediata assistenza veterinaria, la maggior parte degli animali può essere curata con successo.

Iperplasia Mammaria

Questa alterazione si manifesta con un aumento repentino e importante del volume delle mammelle, in seguito alla stimolazione progestinica, sia esogena, sia endogena. Questo complesso patologico coinvolge entrambe i sessi di qualunque razza e soprattutto nei soggetti di età inferiore ai 2 anni.

Le gatte giovani con regolare attività di calore, i soggetto in corso di gravidanza e le femmine e i maschi sterilizzati sottoposti a trattamento con estrogeni. Gli studi hanno rilevato che in tale situazione la distribuzione dei ricettori mammari per gli estrogeni e per il progesterone sia nettamente a favore di quest’ultimo; inoltre è stata anche ipotizzata la sensibilità del tessuto mammario al progesterone.

Nella prima fase di insorgenza la presenza del pelo può mascherare la patologia anche al proprietario più attento; quando sono coinvolte anche le mammelle inguinali l’animale può mostrare riluttanza nel muoversi.

Di solito all’ingrossamento mammario segue anche una tumefazione del tessuto, senza uscita di siero dalla spremitura della mammella.

La mancanza di un intervento repentino può portare a cronicizzare la situazione e in casi estremi alla necessità di una mastectomia.

Per molto tempo si risolveva il problema tramite l’asportazione delle ovaie, ora tramite un particolare trattamento farmacologico antiprogestinico si può salvare la fertilità della gatta.

Purtroppo l’utilizzo di questi farmaci qual’ora la gatta sia gravida induce un aborto e questa scelta vi confesso è molto difficile.

Ringraziamo di cuore lo staff della clinica che ci segue per la repentina diagnosi del problema e il Proff. Majolino per la consulenza e le cure apportate. E’ quasi passato un anno dall’accaduto e la nostra gatta non ha manifestato più il problema ha partorito una stupenda cucciolata e sta benissimo.

Piante Velenose

Piante velenose e tossiche (tratto da www.micimiao.it )

Stomatite

Stomatiti, gengiviti e periodontiti (tratto da www.pawpeds.com )

Se la gengiva è rossa, gonfia, sensibile e se sanguina spesso, si parla di gengivite. Può capitare a gatti di qualunque età. Le gengiviti possono essere causate dal tartaro ma possono verificarsi anche spontaneamente quando i denti sono poco curati. Ci sono molte teorie circa le cause di queste gengiviti spontanee. Le opinioni circa il trattamento sono altrettanto diverse.

Il primo segnale di gengivite è la sottile linea rossa attorno al dente, sulla gengiva. In questo stadio il processo può essere bloccato – soprattutto se causato da placca o tartaro – spazzolando vigorosamente i denti. L’infiammazione della gengiva sparirà senza danni per i denti.
Una gengivite più avanzata, può anche intaccare le ossa sotto la gengiva e questa condizione è chiamata periodontite. A questo stadio la gengiva inizia a crescere rapidamente e il dente potrebbe non essere più recuperabile. Le periodontiti non sono reversibili come le gengiviti. Quindi, è molto importante tenere la situazione sotto controllo non lasciarla precipitare ulteriormente .

A volte, non è infiammato solo il bordo della gengiva attorno al dente ma anche la mucosa dell’intera bocca. In questo caso si parla di stomatite. I gatti con questo problema spesso sbavano parecchio e smettono quasi completamente di mangiare a causa del dolore alla bocca.

Le cause di gengiviti, periodontiti e stomatiti non sono ancora chiare. Ci sono numerose teorie circa queste malattie, come ad esempio reazioni del sistema immunitario ai batteri della bocca o reazioni autoimmuni. In alcuni gatti, il problema inizia quando si trovano in uno stadio vulnerabile, come ad esempio una femmina che ha appena partorito o animali che sono malati o che hanno da poco subito la vaccinazione. Ci sono anche indicazioni circa il coinvolgimento di fattori ereditari, specialmente quando i genitori o i nonni hanno sofferto della stessa condizione. Sfortunatamente non sono ancora state condotte ricerche in grado di definire esattamente cosa causa queste malattie.

La forma ereditaria di questi problemi sembra essere la più difficile da trattare. In molti casi i denti devono essere estratti a causa delle infiammazioni incontrollabili. Dal momento in cui i denti vengono estratti e la placca e il tartaro rimossi, il gatto non soffrirà più di queste infiammazioni.
Per gatti non affetti da questa forma ereditaria di problemi, gli antibiotici e la spazzolatura dei denti possono essere una soluzione ma anche in questi casi non sempre si riesce ad evitare l’estrazione. In tutti i casi, è bene tenere d’occhio la qualità della vita del gatto e adeguare il trattamento di conseguenza (consultando il veterinario, ovviamente!).

Lesioni Orali da Riassorbimento

Questa malattia colpisce fondamentalmente gatti dai quattro anni di età in poi. Altri nomi per questa affezione sono: cavità, riassorbimento interno o esterno della radice, erosione della linea cervicale o lesione del collo.

I denti affetti svilupperanno delle lesioni sulla radice. Si tratta di patologie particolarmente dolorose. Alcuni segni di questi problemi sono: bava, sanguinamento dal labbro e manifestazione di dolore al tatto. Inoltre, il gatto si dimostrerà nervoso, correrà verso il suo cibo ma eviterà il cibo o si rifiuterà poi completamente di mangiarlo. Di solito, i denti affetti dovranno essere rimossi, perché non è possibile curarli. Queste lesioni hanno forma progressiva, il che significa che anche se tutti i denti affetti vengono rimossi dalla bocca del gatto, i denti rimanenti potrebbero sviluppare gli stessi sintomi.

Non si tratta di una patologia che può sempre essere diagnosticata alla prima visita e un gatto con dei denti apparentemente perfetti potrebbe, invece, soffrire di queste lesioni. Il tartaro e la placca non ne sono la causa. Solo una radiografia può rivelare cosa sta accadendo sotto la superficie della gengiva.

IMPORTANTE : Se il vostro gatto ha seri problemi di bocca o di denti, portatelo da un veterinario specialista in odontoiatria!

FIP

FIP (tratto da www.gattolandia.com )

 

Numerosi sono i coronavirus in grado di terminare infezioni nel gatto.Il più importante di questi è il virus della Peritonite Infettiva Felina, la FIP.

Vanno fatte ancora numerose ricerche, ma sembra che esistano due gruppi o tipi del gruppo della Fip. Il primo comprende virus difficili da isolare in coltura cellulare, questi ceppi sono responsabili delle forme gravi di Fip. Il secondo gruppo è costituito da comuni virus enterici, simili al coronavirus canino.

La Fip è una malattia di natura virale a decorso acuto o cronico, questa patologia è caratterizzata da un’insorgenza insidiosa, da uno stato febbrile persistente non sensibile al trattamento, da una serie di segni clinici variabili in funzione degli organi interessati. La mortalità è estremamente elevata, arrivando quasi al 100%. L’agente eziologico è un virus appartenente alla famiglia Coronaviridae. Oltre al virus della peritonite infettiva, ci sono molti altri coronavirus che sono in grado di colpire il gatto domestico. Allo scopo di proteggere il gatto dalla Fip, molti ricercatori hanno tentato di produrre vaccini efficaci e sicuri, ma ancora oggi, sono tutti falliti.

E’ stato preparato e sperimentato un vaccino con virus vivo attenuato, contenente il ceppo 1146 del virus della Fip.  Le ricerche continuano, non si hanno ancora risposte certe.

I quadri clinici si dividono in forma secca e forma essudativa. La forma secca presenta lesioni (granulomi) al fegato, rene, polmoni, pancreas, encefalo, occhio, si ha perdita di peso e sintomatologia correlata all’ apparato colpito. La forma essudativa e’ caratterizzata da febbre, inappetenza, dimagramento, apatia, distensione addominale per grande accumulo di liquidi, respirazione difficoltosa per raccolta di liquidi nello spazio pleurico, ittero, vomito e/o diarrea. La diagnosi e’ sempre difficile, si basa sul quadro clinico ed esami di laboratorio ne esistono anche di specifici ma non sempre sono attendibili.

Il perche’ e’ presto detto: gli antigeni virali, cioe’ quelle strutture proprie del virus che scatenano la risposta dell’ organismo del micio, sono uguali tra FIPV e FCoVs; quindi i test non sono in grado di distinguere se l’ infezione in atto e’ dovuta ai virus cattivi, che portano a FIP, o a quelli piu’ tranquilli che danno enterite. Si e’ tentato allora di valutare la risposta anticorpale (titolazione anticorpale) nella presunzione che i virus “cattivi” determinassero un titolo anticorpale piu’ elevato, tuttavia anche questa suggestiva ipotesi si e’ dimostrata infondata. Quindi, in buona sostanza, la diagnosi certa di FIP sul soggetto vivo e’ assai ardua. La certezza diagnostica si puo’ avere mediante esame istopatologico effettuato su campioni bioptici o necroscopici. Quando per un soggetto si ha conferma della diagnosi di FIP si deve purtroppo sapere che anche tutti gli altri soggetti del clan sono contagiati. Va precisato tuttavia che solo al massimo il 16% dei soggetti sicuramente contagiati manifestera’ poi la malattia. I soggetti contagiati presentano titoli anticorpali per 6-12 mesi, bisogna quindi effettuare piu’ test per valutare il superamento della malattia. Prima di inserire un nuovo soggetto nella comunita’ e’ necessario che nessun soggetto risulti ancora positivo. E’ consigliabile testare un soggetto due volte a distanza di 4 settimane prima di immetterlo in comunita’. Anche un micio di ritorno da una monta o da un’ esposizione dovrebbe venir tenuto in quarantena per due settimane e poi venir testato prima di essere rintegrato nel gruppo.

Tratto da:

“Medicina Felina” relazione presentata in occasione dell’Annual States Veterinay Conference – Edito da Scivac

FELV

FELV (tratto da www.gattolandia.com )

Il Virus della Leucemia Felina (FeLV) può causare una serie di malattie e alla lunga portare alla morte il gatto. Il contagio tra un gatto infetto ed un gatto sano avviene primariamente attraverso il contatto naso – naso o attraverso la saliva infetta. Questa è un’evenienza molto probabile durante le lotte che avvengono tra gatti selvatici e non o durante l’accoppiamento; urina contaminata, sangue, e feci sono ulteriori fonti di infezione. Il virus può attraversare la placenta ed infettare i gattini mentre sono ancora nell’utero della madre o in seguito durante l’allattamento. Le conseguenze dell’infezione da FeLV varia da gatto a gatto. Non tutti i gatti esposti al Virus della Leucemia felina sono infettati. In base a ciò si può suddividere la popolazione in tre raggruppamenti: Il 1° raggruppamento comprende il 30% circa dei gatti: essi pur se esposti al virus non vengono infettati. Ciò può essere verosimilmente dovuto a una maggiore resistenza al virus magari ereditaria o perché l’esposizione al virus non è sufficiente. Il 2° raggruppamento (comprendente anche in questo caso il 30% circa di gatti esposti) comprende i gatti che sono infettati dal virus. Questi gatti sviluppano una malattia FeLV-riferita e l’83% circa muore nel giro di 3 – 4 anni . Il 3° raggruppamento (il rimanente 40% di gatti esposti) comprende animali che sviluppano un’infezione transitoria: in molti casi essi possono negativizzarsi entro un anno dall’infezione in altri casi rimangono portatori sani a vita con scarsa possibilità di sviluppare una malattia FeLV-riferita. Il virus provoca gravi danni a carico del sistema immunitario del gatto per cui la sintomatologia di un gatto infetto è assolutamente aspecifica. Un gatto infetto è estremamente suscettibile a qualsiasi tipo di infezione: respiratoria, orale, della pelle oppure ci possono essere problemi all’apparato digerente , urinario ed anche forme tumorali o anemiche. Si utilizza un test che, attraverso il siero o sangue del gatto, rivela la presenza di anticorpi nei confronti del Virus. Viene effettuato prima di cominciare il ciclo vaccinale nei confronti della FeLV o comunque tutte le volte che il veterinario sospetta dalla sintomatologia che il gatto possa essere FeLV positivo. La vaccinazione è fortemente raccomandata viste le conseguenze devastatrici di questa malattia. La prima vaccinazione si effettua ad 8 -12 settimane ed è seguita da un richiamo dopo 20 giorni circa. Poi ogni anno sarà sufficiente effettuare una sola inoculazione che potrà essere sfalsata o non rispetto al richiamo annuale nei confronti della altre malattie virali. La vaccinazione così effettuata dà però una protezione che è di poco inferiore al 95%, per cui devono essere prese altre misure preventive. La più importante di queste misure è tenere il gatto in casa o comunque nelle immediate vicinanze, lontano da colonie di gatti potenzialmente infetti e ciò è facilmente realizzabile castrando i gatti maschi (che percentualmente sono molto più colpiti delle femmine se non vengono castrati) e sterilizzando le femmine.

FIV

FIV (tratto da www.gattolandia.com )

 

Il virus dell’immunodeficienza felina (FIV) è considerato un retrovirus. Appartiene alla stessa famiglia del Virus della Leucemia Felina (FeLV) e del virus dell’immunodeficienza umana (HIV- il virus responsabile dell’AIDS). Questo retrovirus attacca il sistema immunitario rendendo il gatto incapace di reagire a varie infezioni ed alle neoplasie. I retrovirus sono peculiari per ogni specie. Ciò significa, più semplicemente, che un retrovirus felino come il FIV infetterà unicamente i gatti, così come uno umano con l’HIV infetterà solo gli esseri umani. I retrovirus sono fragili e quindi vengono facilmente inattivati da raggi ultravioletti, calore e detergenti.

A differenza di FeLV, FIV non si trasmette con un prolungato e stretto contatto. Poiché si trova nella saliva, il virus viene inoculato attraverso le ferite da morso. La trasmissione dell’infezione nell’utero o attraverso il latte è molto rara. Si può verificare se la gatta viene infettata durante la gestazione o l’allattamento. Le gatte già infette dal FIV prima della gravidanza di solito partoriscono gattini non infetti. Il virus si trova nei gatti domestici di tutto il mondo ed infetta anche felini selvaggi come i leopardi delle nevi, i leoni, le tigri, i giaguari, le pantere e le linci rosse della Florida. Benché sia stato isolato solamente nel 1987, è noto che FIV esiste da molto tempo. L’infezione è molto comune nei gatti che vivono fuori casa o che sono liberi di girovagare. I gatti maschi sono 2 volte più colpiti delle femmine. Infatti, i gatti liberi di girovagare hanno più probabilità di altri di contrarre l’infezione, essendo maggiormente esposti al rischio di ferite da morso. Diversamente da FeLV, nei rifugi per gatti l’infezione da FIV è rara in proporzione alle ferite da morso che ci si aspetterebbe in un luogo simile.

L’infezione da FIV nei gatti,come quella da HIV negli esseri umani, è caratterizzata da tre stadi. Quello iniziale o acuto dell’infezione da FIV è spesso caratterizzato da febbre, linfonodi gonfi e predisposizione ad infezioni della pelle o dell’intestino. Questo stadio generalmente si sviluppa alla quarta – sesta settimana dopo l’esposizione al virus. Il secondo stadio è latente, non si notano i sintomi della malattia, e può durare per molti anni, durante i quali il sistema immunitario può essere lentamente cancellato. Quando l’immunodeficienza diventa grave, si sviluppa il terzo stadio dell’infezione. Il terzo stadio è quello terminale e si riscontra più comunemente nei gatti tra i 5 e i 12 anni (FeLV colpisce gatti tra 1-5 anni). Durante questo stadio clinico terminale, il sistema immunitario del gatto non funziona correttamente dal momento che il virus ne ha ucciso le cellule essenziali. Pertanto, gli animali nel terzo stadio della malattia sono particolarmente predisposti alle infezioni, di solito croniche, che possono essere batteriche, da miceti o da parassiti. Spesso sono causate da microrganismi che normalmente non causano gravi malattie nei gatti, ma il sistema immunitario ormai limitato non riesce a contrastarle, per cui si determina la proliferazione dell’infezione che si moltiplica rapidamente causando la malattia. Queste si definiscono infezioni “opportunistiche”. Inoltre, si possono riscontrare infezioni croniche delle vie aeree superiori, infezioni intestinali e patologie della cute e delle orecchie; si possono sviluppare alcuni tipi di neoplasie (i ricercatori stanno cercando di determinare come FIV viene coinvolto). Altri gatti possono mostrare sintomi neurologici, benché gli effetti di FIV sul sistema nervoso felino siano generalmente minori di quelli dell’HIV sul sistema nervoso umano. Si può avere un’anemia conseguente ad un’infestazione parassitaria. Quando il gatto si trova in uno stadio avanzato della malattia, l’aspettativa di vita non è superiore ad un anno.

I gatti con infezione da FIV possono mostrare sintomi non specifici come apatia, perdita di appetito, febbre, linfonodi gonfi (linfoadenopatia) e perdita di peso. I sintomi dell’infezione da FIV e FeLV sono molto simili. Infezioni orali: le infezioni orali croniche possono svilupparsi approssimativamente nel 50% dei gatti colpiti da una malattia FIV-correlata. I gatti possono mostrare dolore alla palpazione del muso, hanno difficoltà a mangiare o rifiutano il cibo, e possono emanare dalla bocca un cattivo odore. Tali infezioni possono essere difficili da controllare. Le infezioni orali sono più comuni nei gatti con infezione da FIV che da FeLV. Malattie respiratorie: Approssimativamente il 30% dei gatti infetti da FIV presenta patologie croniche delle vie aeree superiori accompagnate da frequenti starnuti e da scolo nasale. Questi sintomi possono essere dovuti ad infezioni croniche da herpesvirus felino (rinotracheite) o calicivirus. In alcuni gatti può svilupparsi la polmonite, causando tosse e difficoltà respiratorie. Malattie oculari: insieme ai sintomi dell’interessamento delle vie aeree superiori, i gatti possono presentare anche manifestazioni oculari come arrossamento degli occhi, scolo e intorbidamento della cornea. Inoltre, talvolta si possono riscontrare dei glaucomi. Malattie gastrointestinali: la diarrea cronica è presente nel 10- 20% dei gatti con infezione da FIV. Questa patologia può infatti essere provocata dalla presenza di neoplasie, infezioni batteriche, infestazioni parassitarie o dallo stesso FIV. Infezioni della cute e dell’orecchio: le infezioni ricorrenti o croniche della cute e delle orecchie possono essere il primo sintomo dell’infezione da FIV. A causa dell’immunodeficienza, parassiti, miceti e batteri causano sintomi come perdita di pelo, prurito e pustole. Si possono inoltre notare forme di rogna demodettica e notoedrica, insolite nei gatti sani. Sono anche state segnalate infestazioni croniche da acari delle orecchie ed aggressive lesioni da tigna. È anche possibile riscontrare ascessi cronici. Malattie neurologiche: nei gatti con infezione da FIV si possono osservare cambiamenti nel comportamento, perdita dell’abitudine a non sporcare in casa e demenza. Questi sintomi possono essere causati direttamente da FIV o da infestazioni parassitarie (toxoplasmosi) e micotiche (criptococcosi) che si verificano molto spesso negli animali immunodepressi. Linfoadenopatia: i linfonodi nell’addome e in altre parti del corpo spesso si presentano ingrossati. Anemia: l’anemia si osseva approssimativamente in 1/3 dei gatti con infezione da FIV. Haemobartonella felis, un parassita dei globuli rossi, può essere il responsabile più comune di questa patologia. Neoplasia: i gatti con infezione da FIV sono 5 volte più predisposti di quelli non infetti allo sviluppo di linfomi e leucemia. La ragione di questo fatto è tuttora sconosciuta.

Nei gatti con infezione da FIV, la maggior parte delle indagini biochimiche risulta normale. Si possono riscontrare anemia e diminuzione nel numero di globuli bianchi nei gatti malati. Inoltre, nei gatti infetti si possono riscontrare livelli elevati di una particolare proteina, detta globulina.

L’infezione da FIV viene diagnosticata mediante test che individuano gli anticorpi che i gatti producono nei confronti di questo virus. Tali anticorpi sono di solito presenti 3-6 settimane dopo l’infezione.

Fiori di Bach

Fiori di Bach (tratto da www.gattolandia.com )

 

Anche i vostri animali sono capaci di avere un vasto campo di emozioni. Il loro scodinzolare felice, o il ritirarsi in un angolo sicuro, possono indicare come si sentono. Dobbiamo essere in grado di percepire le emozioni dei nostri animali, quando non stanno bene a livello emozionale, non stanno bene nemmeno fisicamente.

Uno dei rimedi per il benessere degli animali domestici e’ il Rescue Remedy.

Il Rescue Remedy e i fiori di Bach aiutano e rassicurano le emozioni e i comportamenti in un’ampia gamma di situazioni. E’ una miscela di cinque fiori di Bach.

Il Rescue Remedy può essere usato con un effetto calmante immediato in ogni situazione di stress, o quando hanno bisogno di aiuto se sopraffatti da una varietà’ di emozioni o di problemi comportamentali quali:

. Visite dal veterinario

. Paura di forti rumori

. Adattamento alla perdita del padrone o di compagni

. Stress dovuto a solitudine

· Shock o trauma o maltrattamenti

· Ansia quando si devono adattare a nuovi ambienti (nuova casa, cuccia, ecc.) e molto altro.

Il metodo più comune di usarlo è di aggiungere 4 gocce di Rescue Remedy o 2 gocce di ogni di singolo fiore di Bach nell’acqua.

Potete anche applicarlo direttamente nella bocca o spruzzato nel cibo. Oppure inumidendo il naso, le orecchie, le labbra o il palmo della zampa del gatto, lo assorbiranno leccandolo o direttamente attraverso la pelle.

Il Rescue Remedy è il rimedio più usato nelle situazioni di stress, ma anche tutti gli altri fiori possono essere somministrati ai vostri animali. I 38 fiori di Bach possono essere usati singolarmente o in combinazione fino a sei o sette rimedi. I fiori permetteranno un aiuto nell’equilibrio emotivo dei vostri animali, trasformandoli in animali più felici e più sani.

Se il gatto e’: Provate Sarà più:
Autoritario, prepotente Vine Cooperativo
Teso, nervoso Vervain Docile, rilassato
Impaurito dai temporali, dalle visite dal veterinario Mimulus Fiducioso
Geloso degli altri animali, o del bambino appena nato, aggressivo Holly Pronto a cooperare, compassionevole
Possessivo, territoriale Chicory Disinteressato, amorevole
Non ama star solo, vuole sempre qualcuno Heather Tranquillo, indipendente
Se deve esser lasciato per un periodo Red Chestnut Disponibile al distacco

Omeopatia

Omeopatia (tratto da www.gattolandia.com )

L’omeopatia rappresenta una valida alternativa ai farmaci tradizionali fornendo risultati ottimi e duraturi .

Come primo rimedio (perché se le cose peggiorano sarà necessario contattare il proprio veterinario di fiducia). Nei mesi freddi i gatti sono spesso colpiti da raffreddori contagiosi , la prima cosa da fare sarà isolare il micio ammalato ed evitare di farlo uscire per impedire che il malanno si trasformi in bronchite o polmonite. I sintomi principali : il gatto starnutisce ed ha occhi e naso gocciolanti, febbre quasi sempre assente e solitamente non perde l’appetito .

Se il malanno deriva da un repentino abbassamento di temperatura , al nostro amico può essere somministrato Aconitum 7 CH , una dose ogni 4 ore .

Se il ns. amico peloso non migliora e la perdita di liquido lacrimale è molto accentuata si può provare Valium Iodatum 4CH , 3 granuli ogni 2 ore, alternato a Belladonna 4CH .

Se invece non ha febbre ed solo dovuto al periodo freddo, Gelsium 5CH 3 volte al giorno.

Se presenta secrezioni dense (assumono un colore giallo-verde), è indicato il Mercurius Solub 4CH 3 volte al dì.

Con la bronchite , invece, il gatto presenta febbre, mal di gola, tosse, respiro ansante e, spesso, da perdita d’appetito . Se il problema è stato causato da un improvviso calo di temperatura, possono essere utili 5 granuli ogni 4 ore di Aconitum 15CH , qualora non si presentano miglioramenti nell’arco delle successive 12 ore significa che il prodotto non è sufficiente .

Se causa della bronchite è una prolungata esposizione all’umidità indicato è il Rhustox 4CH 3 granuli ogni 2 ore oppure, in caso di tosse secca o di persistente sete del micio , Bryonia 4CH . Nel trattamento della polmonite l’omeopatia ottiene i migliori risultati. All’inizio della malattia l’uso di Aconito 30 , ad intervalli di 1 ora per 3 dosi soltanto, è spesso in grado di bloccare la malattia.

Se ciò non bastasse , non producendo risultati nelle prime 12 ore, si può ricorrere a Bryonia 3CH , 10 gocce ogni 2 ore, alternata a Prospous 3Ch . Imporatante è che il gatto sia tenuto al caldo, in ambiente ben arieggiato e lontano da correnti d’aria, lasciandogli sempre a disposizione dell’acqua da bere.

Anche se questi rimedi possono essere efficaci, è sempre indispensabile il consulto e il parere di un veterinario.