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PKD

Che un gatto si ammali o meno di PKD dipende dalla dimensione e dal numero di cisti presenti in entrambi i reni. Un gatto mostrerà segni di malattia (insufficienza renale) quando le cisti occuperanno troppo spazio nel rene e il normale tessuto renale viene alterato. Quando c’è troppo poco tessuto normale rimasto, i reni non sono più in grado di funzionare normalmente e il gatto si ammala. I primi sintomi di malattia si manifestano usualmente tra i 3 e i 10 anni di vita, ma sono stati riscontrati anche in gatti più giovani.
All’inizio i sintomi sono piuttosto vaghi. Un gatto berrà e urinerà più spesso del normale, l’appetito diminuirà e il pelo sembrerà meno luminoso di prima. A man mano che l’insufficienza renale peggiora, l’animale inizierà a mangiare meno, perderà peso con, possibilmente, episodi di vomito. A volte, c’è del sangue presente nell’urina e potrebbe essere notata anche una respirazione estremamente cattiva. Una volta che la malattia si è manifestata, è incurabile. Con un trattamento adatto questi animali possono ancora raggiungere venerabili età (vedi sotto).
È importante sapere che non tutti i gatti con la PKD svilupperanno la malattia.
Animali con molto poche o molto piccole cisti probabilmente non mostreranno mai alcun sintomo di PKD.

Trattamento della PKD

Ad oggi, non c’è modo di prevenire lo sviluppo della PKD o di fermare la crescita delle cisti. Come misura preventiva la sola opzione dovrebbe essere di rimuovere i riproduttori positivi alla PKD dai programmi di allevamento. Un trattamento dovrebbe essere considerato solo quando un gatto mostra i sintomi della malattia.
Animali disidratati o con vomito dovrebbero essere sottoposti a IV per un paio di giorni. Una volta che il gatto è stabile, una speciale dieta renale è il trattamento più importante. Una dieta di questo tipo contiene una bassa percentuale di proteine e meno fosforo, rispetto al normale cibo per gatti. In pazienti in stadio avanzato, il veterinario può decidere di prescrivere medicinali addizionali come inibitori cardiaci, supplementi a base di calcio e antibiotici, se necessario. Proprietari motivati possono somministrare fluidi ipodermici a casa.

Diagnosi di PKD

Recentemente, il gene responsabile per la PKD nei gatti è stato isolato dai ricercatori negli US. Un test commerciale, che si dice sia altamente affidabile, è ora disponibile. Se un gatto sia positivo o meno alla PKD può essere determinato attraverso un campione di saliva o di sangue. Al momento, il test è sviluppato solo per Persiani ed Esotici. Un test del DNA come questo non darà informazioni circa la dimensione o il numero di cisti e il test è utile specialmente per animali particolarmente giovani perché potrebbero avere delle cisti talmente piccole da non essere visibili ad un test ecografico, o per animali con un risultato ecografico sospetto (per esempio, un animale con una sola cisti in un solo rene).
Gli ultrasuoni sono ancora una via veloce e conveniente per diagnosticare la PKD negli animali adulti. Molti animali non necessitano di essere sedati.
Il gatto è posizionato sulla schiena e un rettangolo di pelo viene rasato attorno all’area dell’ombellico per dare al veterinario l’opportunità di esaminare entrambi i reni. Un altro metodo consiste nel guardare ai reni attraverso piccoli rettangoli rasati su entrambi i fianchi del gatto. Il primo metodo è consigliabile per animali da show perché le parti analizzate catturano di meno l’occhio. Alcuni gatti hanno un pelo molto sottile tanto da poter essere testati senza rasatura. La pelliccia di questi gatti viene impregnata da alcool. È importante far fare gli ultrasuoni da un veterinario che abbia confidenza con questo tipo di esami e che abbia la corretta apparecchiatura (7,5 – 10 MHz Transducer)

Per verificare se c’è già un’insufficienza renale presente nel gatto, dovrebbero essere fatti un test del sangue e uno delle urine. I cambiamenti dovrebbero essere visibili solo quando sono ormai coinvolti i 2/3 del tessuto normale. Un test del sangue mostrerà i livelli di globuli rossi (troppo bassi), urea, creatina e fosforo. Le ultime tre sostanze saranno sopra livelli normali se i reni non funzionano correttamente. Il test delle urine mostrerà queste concentrazioni (troppo basse in reni che funzionano male) e se non ci sono segni di infezioni nel tratto urinario o perdita di proteine attraverso i reni.

Ereditarietà della PKD

Un gatto ha 38 cromosomi, ciascuno accoppiato a formare 19 coppie (uno per genitore). Questi cromosomi contengono i geni. Un gene è responsabile per certe caratteristiche come il colore del pelo o un rene sviluppato normalmente ed è duplicato anch’esso. Ad un certo punto, qualcosa può andare storto con questo gene, causando un’anormalità all’interno del corpo (ossia la formazione di cisti nei reni). Quando avviene parliamo di mutazione. Questa mutazione può essere trasmessa ai cuccioli.
La PKD è ereditaria in modo autosomico dominante. “Autosomico” significa che l’anormalità non è fissata sui cromosomi che determinano il sesso. Il sesso del gatto non ha importanza, maschi e femmine possono essere affetti dalla malattia. “Dominante” significa che se il cucciolo ha ereditato il gene anormale da uno dei genitori, svilupperà la malattia. Nel caso di una malattia ereditaria recessiva, entrambi i genitori devono passare l’anormalità per mostrarla nei cuccioli.
L’ereditarietà della malattia dipende anche dal fatto che i genitori siano omozigoti, eterozigoti o liberi da PKD. Come detto prima, ogni gene deve essere presente duplicato. Un gene arriva dalla madre, un gene arriva dal padre. Omozigote per la PKD significa che il cucciolo ha ricevuto due geni anormali, uno per ogni parente. Ci sono molti dubbi che un cucciolo simile sia mai esistito. Probabilmente, questi cuccioli muoiono prima del parto o poco dopo. Eterozigote significa che il cucciolo ha ricevuto un gene normale un gene PKD. Questi animali possono sia passare il gene normale, sia il gene PKD ai loro successori. Un cucciolo negativo alla PKD eredita due geni normali e non trasmetterà la PKD ai discendenti. Non esistono “portatori sani” che non mostrano l’anormalità ma la trasmettono.
In fatti reali, ci sono solo poche possibilità:

· PKD negativo + un genitore eterozigote: i cuccioli hanno il 50% di possibilità di ereditare la PKD

· Madre eterozigote + padre eterozigote: i cuccioli hanno il 75% di possibilità di ereditare la PKD

· Entrambi i parenti sono PKD negativi: tutti i cuccioli saranno PKD negativi

Quando guardiamo queste percentuali, è importante tenere presente che il calcolo delle probabilità dev’essere considerato su un largo numero di cuccioli. Quando lanciamo una moneta, abbiamo il 50% di possibilità di ottenere testa o croce. Ma è anche possibile ottenere 6 volte testa consecutivamente. In una cucciolata di 4 cuccioli che ha il 50% di possibilità di ereditare la PKD, tutti i cuccioli potrebbero esserne affetti ma con un po’ di fortuna un solo cucciolo o nessuno la erediterà.

HCM

Si tratta di malattie caratterizzate da un aumento abnorme dello spessore del muscolo cardiaco. Da questo eccessivo ispessimento, che in medicina si definisce ipertrofia, deriva il nome della malattia.

In condizioni normali, il cuore può ipertrofizzarsi in seguito ad aumento della pressione arteriosa o a causa di intenso e prolungato allenamento fisico. Nella cardiopatia ipertrofica, l’ispessimento si verifica senza che vi sia una causa chiara.

Nella forma più comune di cardiomiopatia ipertrofica, l’ispessimento muscolare è localizzato a livello del setto interventricolare, ossia la parete che separa i due ventricoli. In taluni casi il setto si ispessisce a tal punto da creare un ostacolo allo svuotamento del ventricolo sinistro. Questa forma caratterizzata da una ipertrofia asimmetrica del setto è chiamata cardiomiopatia ostruttiva ovvero stenosi subaortica ipertrofica.

In una percentuale elevata di casi si tratta di una malattia ereditaria e i parenti dei nostri gatti possono essere portatori della malattia anche senza averne i sintomi.

Genetica Generale

Elementi Generali di Genetica Felina Tratto da www.sacrodibirmania.com

Il genoma è l’insieme dei geni, facenti parte di un corredo cromosomico.

genoma del gatto costituito da 19 coppie di cromosomi

Il gene è una particella elementare che fa parte del nucleo cellulare, il gene regola le manifestazioni dei caratteri.
I geni sono situati nel cromosoma, esso è responsabile della trasmissione dei caratteri ereditari (esempio: colore del pelo, colore degli occhi, forma del muso ecc..).
Per ogni specie animale essi sono in un numero fisso e pari, per esempio il gatto ha 38 cromosomi (19coppie), l’uomo ne ha 46 (23 coppie). Ogni coppia di cromosomi è costituito da un cromosoma trasmesso dalla madre e uno dal padre.
I cromosomi hanno la forma di bastoncini e sono simili fra loro, per l’esattezza 18 coppie di bastoncini creano la forma di due X (detti cromosomi XX) mentre la 19° coppia è diversa: un cromosoma ha la forma di X e l’altro ha la forma di Y (detti cromosoma XY).

cromosoma X

Ogni coppia è portatore di uno specifico carattere, per esempio nel gatto l’ultima coppia è responsabile anche del colore del pelo.

La 19° coppia di cromosomi ed il sesso del gatto

La diciannovesima coppia di cromosomi ha un aspetto diverso dalle altre ed è quella che determina il sesso del gatto.
Quando i due cromosomi hanno stessa forma (cromosomi XX) il gatto è una femminuccia, quando i cromosomi sono diversi (cromosomi XY) il gatto è un maschietto. Questi cromosomi si chiamano cromosomi sessuali.

XX (femmina) XY (maschio)

Genetica

Piometra

La Piometra è letteralmente l’ infezione purulenta dell’utero . In un animale femmina “intero”, cioè non ovarioisterectomizzato, l’utero si può rappresentare con adeguata approssimazione come un sacchetto dotato di due lunghe “corna”, posto nella zona ventro-caudale dell’addome. Quando l’animale non è gravido l’utero è dotato di una cavità quasi “virtuale” e le pareti praticamente si toccano tra loro; in queste circostanze non è palpabile dall’esterno, non è visualizzabile in radiografia ed è difficilmente visibile anche in ecografia.

COS’E’

Quando si ha la piometra l’utero si trasforma letteralmente in una “sacca di pus” , a questo punto ci sono due possibilità: in un caso il pus trova uno sbocco esterno attraverso la cervice uterina aperta e la vagina e quindi fuoriesce appunto all’esterno (si parla in questo caso di “piometra aperta” ); nell’altro caso la cervice uterina resta chiusa e il pus rimane chiuso all’interno dell’utero (si parla in questo caso di “piometra chiusa” ).
La piometra di solito (ma non è una regola fissa) si presenta in animali adulti, molto spesso a distanza di circa due mesi dal calore – ma come al solito non è una regola ferrea – nella fase del ciclo cosiddetta “diestrale” (quella caratterizzata dall’aumento del progesterone). Tra i fattori scatenanti dell’infezione c’è appunto la stimolazione ormonale cronica sull’utero, data dalla successione nel tempo di diversi cicli estrali ( come avviene normalmente nelle femmine non sterilizzate); questa stimolazione ormonale in alcuni casi modifica la mucosa uterina tanto da renderla più suscettibile all’azione di quei batteri che normalmente sono presenti nell’utero subito dopo il calore. Anche la somministrazione di estrogeni da parte del proprietario o del veterinario per prevenire indesiderate gravidanze rappresenta un fattore predisponente allo sviluppo di questa infezione (uno dei motivi per cui nel nostro ambulatorio consigliamo l’intervento chirurgico di ovarioisterectomia piuttosto che la somministrazione di farmaci). Anche la ritenzione uterina di feti morti (evenienza di cui un proprietario può anche non accorgersi se la morte avviene in una fase abbastanza precoce della gravidanza o se il numero dei feti non è stato identificato prima del parto) può rappresentare una causa di infezione uterina.
La piometra è un’infezione grave, potenzialmente mortale se non diagnosticata e trattata tempestivamente.

SINTOMI E DIAGNOSI

La diagnosi della forma aperta è ovviamente più agevole. È lo stesso proprietario che spesso si accorge dello scolo vulvare , che ha aspetto da siero-emorragico tendenzialmente limpido o appena viscoso a francamente purulento, denso, biancastro o più o meno rosato e di odore spesso fetido.
Quando il pus trova uno sfogo all’esterno, la piometra tende ad essere meno aggressiva e questo, associato spesso ad una diagnosi e ad una terapia più precoce, rende la prognosi più favorevole.
Altro discorso è per la piometra chiusa, infezione spesso subdola e più difficile da diagnosticare .
Il proprietario può notare che il suo animale mangia meno, si stanca più facilmente, a volte manifesta vomito e dolore o distensione addominale. Quasi sempre si presentano poliuria (cioè aumento della produzione di urine), e/o polidipsia (aumento della sete e quindi della quantità di acqua consumata giornalmente). La comparsa dei sintomi o il loro riconoscimento da parte del proprietario possono purtroppo essere tardivi e questo può complicare diagnosi e prognosi.

Una visita precoce dal veterinario può letteralmente salvare la vita al cane : una visita clinica completa, compresa una delicata palpazione dell’addome (troppa energia può causare la rottura dell’utero e una gravissima peritonite conseguente), eventuali esami del sangue (che possono evidenziare, oltre all’infezione, anche alterazioni della funzionalità di alcuni organi, come fegato e reni, spesso legate alla piometra come conseguenza e della disidratazione e della disseminazione di batteri e tossine dall’utero al resto dell’organismo) r adiografie dell’addome ed ecografia (esame diagnostico d’elezione nella diagnosi di questa patologia) possono consentire una rapida diagnosi e una rapida terapia.
Se il proprietario invece non si accorge di questi sintomi o non da loro il giusto peso, l’infezione può progredire e l’animale può morire per una grave setticemia (complicazione della sola piometra o della peritonite che può insorgere se l’utero pieno di pus si rompe e si apre nell’addome).

TERAPIA

La terapia della piometra può essere farmacologica o chirurgica . I farmaci utilizzati sono ovviamente antibiotici , ma anche alcune sostanze che favoriscono le contrazioni dell’utero facilitando quindi la fuoriuscita del materiale all’esterno. La chirurgia invece consiste nell’ asportazione dell’utero (e spesso delle ovaie laddove siano ancora presenti).
Nel nostro ambulatorio preferiamo la soluzione chirurgica per un paio di ragioni.
Primo perché siamo sicure della corretta risoluzione del problema, mentre la sola terapia antibiotica non garantisce la risoluzione completa dell’infezione e la stimolazione della contrattilità dell’utero qualora questo sia pieno di pus non è esente da rischi come la rottura dell’utero stesso o la fuoriuscita del pus in addome dalle tube di falloppio ( con conseguente grave peritonite purulenta). Secondo perché spesso un animale che ha risolto farmacologicamente una piometra, ha grosse probabilità di andare incontro alla stessa patologia al successivo calore e non necessariamente la diagnosi sarà ancora sufficientemente tempestiva.
Quindi se il vostro animale è intero (e non necessariamente anziano, perché la piometra, benché più raramente, può presentarsi anche in animali giovani) e manifesta qualcuno o tutti i sintomi sopra descritti, o magari non ha chiari sintomi e voi avete solo qualche dubbio, il mio consiglio è di portarlo prima possibile dal vostro veterinario ; se non è niente di grave gli avrete fatto fare comunque un controllo, ma se ha una piometra probabilmente gli garantirete un trattamento tempestivo e una prognosi forse più favorevole.

N.d.a. Per semplificare la discussione non ho parlato della “piometra del moncone” , l’infezione purulenta del moncone uterino lasciato in sede dopo la sterilizzazione. È un’evenienza piuttosto rara, ma se dopo la sterilizzazione resta in sede anche parte del corpo uterino oltre alla cervice, questo tessuto, (soprattutto se è rimasto in sede anche del tessuto ovarico funzionante) può andare incontro ad infezione. La patologia, del tutto sovrapponibile alla piometra classica, può essere di difficile diagnosi proprio perchè tendenzialmente più rara.

FONTE: www.veterinariagiustiniana.com

Invaginamento intestinale

Intussuscezione è una condizione rara ma potenzialmente pericolosa per la vita dei nostri gatti di ogni età.

Le possibilità di trattamento sono quasi esclusivamente chirurgiche, queste hanno spesso successo se la condizione è scoperto subito.

Come e dove si presenta

Intussuscezione si presenta con la scorrevolezza dell ‘intestino in sé. Essa si verifica principalmente nel piccolo intestino, ma possono occasionalmente verificarsi anche nel grande intestino . Quando l’intestino scorre dentro di sé l’apporto di sangue alla sezione è molto ridotto e il tessuto comincia a gonfiarsi e poi a morire. L’intero processo può avvenire rapidamente, il che rende la diagnosi precoce e il trattamento essenziale.

Quali soggetti sono più inclini ?

I gattini e i cuccioli sono i più probabili a sviluppare intussuscezione anche se può verificarsi in qualsiasi età o specie. Non sembra essere prediletta una specifica razza.

Quali sono le cause?

Ci sono diverse condizioni che predispongono un gatto allo sviluppo di una intussuscezione.

E’ visto più comunemente nei gattini che trasportano un gran numero di parassiti intestinali, quali ascaridi , anchilostomi , o tricocefali .

Gastroenterite virale o batterica è un’altra causa comune.

Corpi estranei lineari , ad esempio stringhe, nei gatti, può provocare lo sviluppo di intussuscezione. I tumori o recente chirurgia addominale può inoltre contribuire allo sviluppo di questa condizione.

Quali sono i sintomi?

Quando si verifica la circolazione del contenuto intestinale è parzialmente o completamente bloccata, quindi, il gatto vomita comunemente.

Una volta che il tratto gastrointestinale dietro l’intussuscezione si svuota, le feci sono scarse a nessuno. Qualsiasi materiale fecale che viene passato è gelatinosa, con eventuale presenza di sangue, e non ben formato.

L’appetito sarà molto depresso. L’animale presenta forte dolore addominale, ed eventualmente shock e poi la morte.

Come viene diagnosticata ?

La diagnosi è di solito indicativamente effettuata sulla base dei sintomi e alla palpazione di una massa a forma di salsiccia ditta nell’addome.

La diagnosi viene confermata con ecografia ed eventualmente intervento chirurgico esplorativo .

Quali sono i rischi associati ad un intussuscezione?

L’intussuscezione è grave se non trattata subito, il risultato sarà la morte. Con la sua formazione, la pressione restringe il flusso di sangue alla zona. Porzioni di intestini quindi possono realmente morire, e le tossine e batteri possono essere rilasciate nel resto del corpo.

Qual è il trattamento?

Il trattamento consiste sia nell’intervento chirurgico per ‘scorrere’ la parte telescopica dell’intestino, o completa asportazione chirurgica della intussuscezione. Le dimensioni dell’ intussuscezione, la quantità di danni ai tessuti, e il periodo di tempo in cui l’animale ha avuto la condizione di invaginamento dettano quale procedura è utilizzata. Post chirurgicamente l’animale dovrà passare attraverso un periodo di recupero normale. Se l’intussuscezione è identificata abbastanza presto e l’animale subisce un intervento chirurgico di successo, la maggior parte si riprenderà completamente.

Cosa si può fare per prevenire?

Il riconoscimento precoce e il trattamento di altre malattie intestinali possono anche contribuire a ridurre al minimo la possibilità di un intussuscezione. Infine, se il proprietario riconosce i sintomi di una intussuscezione precoce, e l’animale riceve un’immediata assistenza veterinaria, la maggior parte degli animali può essere curata con successo.

Iperplasia Mammaria

Questa alterazione si manifesta con un aumento repentino e importante del volume delle mammelle, in seguito alla stimolazione progestinica, sia esogena, sia endogena. Questo complesso patologico coinvolge entrambe i sessi di qualunque razza e soprattutto nei soggetti di età inferiore ai 2 anni.

Le gatte giovani con regolare attività di calore, i soggetto in corso di gravidanza e le femmine e i maschi sterilizzati sottoposti a trattamento con estrogeni. Gli studi hanno rilevato che in tale situazione la distribuzione dei ricettori mammari per gli estrogeni e per il progesterone sia nettamente a favore di quest’ultimo; inoltre è stata anche ipotizzata la sensibilità del tessuto mammario al progesterone.

Nella prima fase di insorgenza la presenza del pelo può mascherare la patologia anche al proprietario più attento; quando sono coinvolte anche le mammelle inguinali l’animale può mostrare riluttanza nel muoversi.

Di solito all’ingrossamento mammario segue anche una tumefazione del tessuto, senza uscita di siero dalla spremitura della mammella.

La mancanza di un intervento repentino può portare a cronicizzare la situazione e in casi estremi alla necessità di una mastectomia.

Per molto tempo si risolveva il problema tramite l’asportazione delle ovaie, ora tramite un particolare trattamento farmacologico antiprogestinico si può salvare la fertilità della gatta.

Purtroppo l’utilizzo di questi farmaci qual’ora la gatta sia gravida induce un aborto e questa scelta vi confesso è molto difficile.

Ringraziamo di cuore lo staff della clinica che ci segue per la repentina diagnosi del problema e il Proff. Majolino per la consulenza e le cure apportate. E’ quasi passato un anno dall’accaduto e la nostra gatta non ha manifestato più il problema ha partorito una stupenda cucciolata e sta benissimo.

Piante Velenose

Piante velenose e tossiche (tratto da www.micimiao.it )

Stomatite

Stomatiti, gengiviti e periodontiti (tratto da www.pawpeds.com )

Se la gengiva è rossa, gonfia, sensibile e se sanguina spesso, si parla di gengivite. Può capitare a gatti di qualunque età. Le gengiviti possono essere causate dal tartaro ma possono verificarsi anche spontaneamente quando i denti sono poco curati. Ci sono molte teorie circa le cause di queste gengiviti spontanee. Le opinioni circa il trattamento sono altrettanto diverse.

Il primo segnale di gengivite è la sottile linea rossa attorno al dente, sulla gengiva. In questo stadio il processo può essere bloccato – soprattutto se causato da placca o tartaro – spazzolando vigorosamente i denti. L’infiammazione della gengiva sparirà senza danni per i denti.
Una gengivite più avanzata, può anche intaccare le ossa sotto la gengiva e questa condizione è chiamata periodontite. A questo stadio la gengiva inizia a crescere rapidamente e il dente potrebbe non essere più recuperabile. Le periodontiti non sono reversibili come le gengiviti. Quindi, è molto importante tenere la situazione sotto controllo non lasciarla precipitare ulteriormente .

A volte, non è infiammato solo il bordo della gengiva attorno al dente ma anche la mucosa dell’intera bocca. In questo caso si parla di stomatite. I gatti con questo problema spesso sbavano parecchio e smettono quasi completamente di mangiare a causa del dolore alla bocca.

Le cause di gengiviti, periodontiti e stomatiti non sono ancora chiare. Ci sono numerose teorie circa queste malattie, come ad esempio reazioni del sistema immunitario ai batteri della bocca o reazioni autoimmuni. In alcuni gatti, il problema inizia quando si trovano in uno stadio vulnerabile, come ad esempio una femmina che ha appena partorito o animali che sono malati o che hanno da poco subito la vaccinazione. Ci sono anche indicazioni circa il coinvolgimento di fattori ereditari, specialmente quando i genitori o i nonni hanno sofferto della stessa condizione. Sfortunatamente non sono ancora state condotte ricerche in grado di definire esattamente cosa causa queste malattie.

La forma ereditaria di questi problemi sembra essere la più difficile da trattare. In molti casi i denti devono essere estratti a causa delle infiammazioni incontrollabili. Dal momento in cui i denti vengono estratti e la placca e il tartaro rimossi, il gatto non soffrirà più di queste infiammazioni.
Per gatti non affetti da questa forma ereditaria di problemi, gli antibiotici e la spazzolatura dei denti possono essere una soluzione ma anche in questi casi non sempre si riesce ad evitare l’estrazione. In tutti i casi, è bene tenere d’occhio la qualità della vita del gatto e adeguare il trattamento di conseguenza (consultando il veterinario, ovviamente!).

Lesioni Orali da Riassorbimento

Questa malattia colpisce fondamentalmente gatti dai quattro anni di età in poi. Altri nomi per questa affezione sono: cavità, riassorbimento interno o esterno della radice, erosione della linea cervicale o lesione del collo.

I denti affetti svilupperanno delle lesioni sulla radice. Si tratta di patologie particolarmente dolorose. Alcuni segni di questi problemi sono: bava, sanguinamento dal labbro e manifestazione di dolore al tatto. Inoltre, il gatto si dimostrerà nervoso, correrà verso il suo cibo ma eviterà il cibo o si rifiuterà poi completamente di mangiarlo. Di solito, i denti affetti dovranno essere rimossi, perché non è possibile curarli. Queste lesioni hanno forma progressiva, il che significa che anche se tutti i denti affetti vengono rimossi dalla bocca del gatto, i denti rimanenti potrebbero sviluppare gli stessi sintomi.

Non si tratta di una patologia che può sempre essere diagnosticata alla prima visita e un gatto con dei denti apparentemente perfetti potrebbe, invece, soffrire di queste lesioni. Il tartaro e la placca non ne sono la causa. Solo una radiografia può rivelare cosa sta accadendo sotto la superficie della gengiva.

IMPORTANTE : Se il vostro gatto ha seri problemi di bocca o di denti, portatelo da un veterinario specialista in odontoiatria!

FIP

FIP (tratto da www.gattolandia.com )

 

Numerosi sono i coronavirus in grado di terminare infezioni nel gatto.Il più importante di questi è il virus della Peritonite Infettiva Felina, la FIP.

Vanno fatte ancora numerose ricerche, ma sembra che esistano due gruppi o tipi del gruppo della Fip. Il primo comprende virus difficili da isolare in coltura cellulare, questi ceppi sono responsabili delle forme gravi di Fip. Il secondo gruppo è costituito da comuni virus enterici, simili al coronavirus canino.

La Fip è una malattia di natura virale a decorso acuto o cronico, questa patologia è caratterizzata da un’insorgenza insidiosa, da uno stato febbrile persistente non sensibile al trattamento, da una serie di segni clinici variabili in funzione degli organi interessati. La mortalità è estremamente elevata, arrivando quasi al 100%. L’agente eziologico è un virus appartenente alla famiglia Coronaviridae. Oltre al virus della peritonite infettiva, ci sono molti altri coronavirus che sono in grado di colpire il gatto domestico. Allo scopo di proteggere il gatto dalla Fip, molti ricercatori hanno tentato di produrre vaccini efficaci e sicuri, ma ancora oggi, sono tutti falliti.

E’ stato preparato e sperimentato un vaccino con virus vivo attenuato, contenente il ceppo 1146 del virus della Fip.  Le ricerche continuano, non si hanno ancora risposte certe.

I quadri clinici si dividono in forma secca e forma essudativa. La forma secca presenta lesioni (granulomi) al fegato, rene, polmoni, pancreas, encefalo, occhio, si ha perdita di peso e sintomatologia correlata all’ apparato colpito. La forma essudativa e’ caratterizzata da febbre, inappetenza, dimagramento, apatia, distensione addominale per grande accumulo di liquidi, respirazione difficoltosa per raccolta di liquidi nello spazio pleurico, ittero, vomito e/o diarrea. La diagnosi e’ sempre difficile, si basa sul quadro clinico ed esami di laboratorio ne esistono anche di specifici ma non sempre sono attendibili.

Il perche’ e’ presto detto: gli antigeni virali, cioe’ quelle strutture proprie del virus che scatenano la risposta dell’ organismo del micio, sono uguali tra FIPV e FCoVs; quindi i test non sono in grado di distinguere se l’ infezione in atto e’ dovuta ai virus cattivi, che portano a FIP, o a quelli piu’ tranquilli che danno enterite. Si e’ tentato allora di valutare la risposta anticorpale (titolazione anticorpale) nella presunzione che i virus “cattivi” determinassero un titolo anticorpale piu’ elevato, tuttavia anche questa suggestiva ipotesi si e’ dimostrata infondata. Quindi, in buona sostanza, la diagnosi certa di FIP sul soggetto vivo e’ assai ardua. La certezza diagnostica si puo’ avere mediante esame istopatologico effettuato su campioni bioptici o necroscopici. Quando per un soggetto si ha conferma della diagnosi di FIP si deve purtroppo sapere che anche tutti gli altri soggetti del clan sono contagiati. Va precisato tuttavia che solo al massimo il 16% dei soggetti sicuramente contagiati manifestera’ poi la malattia. I soggetti contagiati presentano titoli anticorpali per 6-12 mesi, bisogna quindi effettuare piu’ test per valutare il superamento della malattia. Prima di inserire un nuovo soggetto nella comunita’ e’ necessario che nessun soggetto risulti ancora positivo. E’ consigliabile testare un soggetto due volte a distanza di 4 settimane prima di immetterlo in comunita’. Anche un micio di ritorno da una monta o da un’ esposizione dovrebbe venir tenuto in quarantena per due settimane e poi venir testato prima di essere rintegrato nel gruppo.

Tratto da:

“Medicina Felina” relazione presentata in occasione dell’Annual States Veterinay Conference – Edito da Scivac